
italiaoggi.it · Feb 20, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260220T114500Z
Sarebbe miope non utilizzare e non considerare l’ausilio dell’intelligenza artificiale nel mondo della medicina. Ma, come in tutti i contesti, è fondamentale avere delle regole e delle linee guida. «L'intelligenza artificiale - ha affermato Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli - è uno strumento straordinario. Elabora quantità di dati, individua correlazioni, genera opzioni diagnostiche e terapeutiche con rapidità crescente. Sarebbe miope non riconoscerne il valore». «Ma il ruolo dell'intelligenza artificiale - ha continuato - è quello di generare opzioni. Non quello di assumersi responsabilità. La responsabilità resta al medico». Leggi anche: Sanità, tutte le novità del Milleproroghe Durante l’evento per la la VI Giornata del Personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del Volontariato, Anelli ha spiegato: «La grande medicina nasce quando il medico non si limita a riconoscere un quadro clinico, ma ascolta i vissuti della persona come se fossero una storia e li colloca in un contesto che è al tempo stesso anamnesi e biografia». «Il tema di questa edizione - ha spiegato Anelli - 'Il futuro della cura tra Intelligenza Artificiale e umanità', non riguarda la contrapposizione tra tecnologia e umanità, ma il modo in cui la tecnologia viene governata al servizio della scienza medica». «Decidere - ha motivato - significa assumere anche il peso dell'incertezza. È il medico che sceglie quale strada percorrere per quella persona, in quel momento con quelle fragilità e quei bisogni. È il medico che costruisce la relazione di cura. Questo senso della responsabilità è il vero ponte tra la medicina che Roberto Stella ha incarnato e la medicina che oggi si confronta con l'innovazione tecnologica». «Ma la responsabilità - ha proseguito - non riguarda soltanto il singolo atto clinico. Riguarda anche il modo in cui organizziamo la sanità, in cui costruiamo regole e modelli capaci di integrare innovazione e tutela della persona». «In un tempo in cui la trasformazione digitale - ha aggiunto - investe il Servizio sanitario nazionale, la questione non è se adottare l'intelligenza artificiale, ma come governarla: con quali criteri etici, con quali garanzie professionali, con quale equilibrio tra sostenibilità, innovazione e qualità della relazione di cura». Leggi anche: L’Italia si conferma prima per longevità: 84 anni. Ma fino a che età si vive bene? Leggi anche: Per promuovere l’adesione agli screening sanitari si possono usare i numeri di telefono dei pazienti La legge italiana sull’IA e la medicina La legge entrata in vigore il 10 ottobre 2025, in 28 articoli, fornisce ai professionisti le linee guida su come usare l’AI nelle proprie mansioni senza né violare la privacy, né creare discriminazioni. Prendendo come esempio le professioni sanitarie, il medico può utilizzare la tecnologia come assistente, nella valutazione di un caso o nella stesura di un piano terapeutico, questo però non può sostituire il suo lavoro. È necessario che ci sia sempre una valutazione critica delle soluzioni proposte dall’algoritmo dal momento che la responsabilità rimane in capo allo specialista. (riproduzione riservata)