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Influenza , ecco come il virus colpisce il cuore
lastampa.it
Clustered Story
Published 5 days ago

Influenza , ecco come il virus colpisce il cuore

lastampa.it · Feb 17, 2026 · Collected from GDELT

Summary

Published: 20260217T061500Z

Full Article

Il virus dell’influenza stimola il nostro sistema immunitario e talvolta lo fa in modo così potente da produrre una risposta che si ripercuote a cascata sugli organi. Il cuore è tra questi, e in determinati casi può uscire da questo braccio di ferro molto malconcio: con conseguenze come un infarto o comunque problemi cardiovascolari di rilievo. Che l’influenza possa ripercuotersi anche sul sistema cardiovascolare non è cosa nuovissima, quello che però lo studio condotto dai ricercatori dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York, e pubblicato sulla rivista Immunity ha accertato, è il meccanismo che il virus innesca a livello cellulare, che si scatena appunto sul cuore compromettendone la funzione. Lo studio La ricerca è stata condotta da Filip Swirski e Jeffrey Downey dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai, sia su modelli murini che su dati umani. Ciò che viene alla luce da questo lavoro è che l’influenza non colpisce il cuore solo in modo indiretto, attraverso lo stress sistemico dell’infezione, ma sfrutta una risposta immunitaria specifica che porta alla morte delle cellule muscolari cardiache. In particolare, gli scienziati hanno analizzato le autopsie di 35 pazienti ospedalizzati deceduti per influenza. Quello che ne è uscito per certi versi ha rappresentato una conferma: oltre l’85% dei partecipanti aveva almeno una malattia cardiovascolare significativa, come l’ipertensione, e molti soffrivano da tempo di più patologie concomitanti, ad esempio aterosclerosi e fibrosi cardiaca. L’impatto dell’influenza A Il meccanismo portato alla luce dai ricercatori, che si innesca quando il virus dell’influenza entra nei nostri polmoni, sostanzialmente è questo: un sottotipo di cellule immunitarie, chiamate pro-dendritic cell 3, si infetta nei polmoni e poi migra verso il cuore, dove attiva una risposta mediata dall’interferone di tipo 1. Parliamo di una risposta che di solito è fondamentale per combattere i virus, ma che in questo caso si trasforma in effetto collaterale dannoso. La spiegazione? Anziché eliminare l’infezione dal tessuto cardiaco, favorisce la morte dei cardiomiociti, e ciò non consente al cuore di contrarsi in modo efficace. “Da anni osserviamo un aumento degli infarti durante la stagione influenzale, ma mancavano prove chiare sui meccanismi biologici alla base di questo fenomeno - ha spiegato Swirski -. Il nostro studio mostra come una risposta antivirale possa trasformarsi in un fattore di danno cardiaco”. Pregliasco: “Effetto a catena” Ma davvero un virus ha la capacità di innescare un effetto domino così importante? Fabrizio Pregliasco, virologo, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano, ricorda: “Questo effetto dell’influenza lo vediamo da anni nella pratica. Quindi non parliamo di una malattia banale, specie quando colpisce gli anziani. Bensì di una malattia che può diventare mortale”. “La novità di questo studio è l’aver individuato il meccanismo biologico che sta alla base dell’effetto del virus sul sistema cardiaco – prosegue Pregliasco –. Dice che non abbiamo solo lo stress dell’infezione, ma una risposta biologica immunitaria che danneggia il cuore. Ciò avviene perché il virus respiratorio lavora anche a livello dei polmoni: queste cellule immunitarie si infettano, migrano nei polmoni e nel cuore creando un’infezione secondaria che compromette anche quest’ultimo organo”. “L’infiammazione è cosa positiva - conclude Pregliasco –, anche se ci dà fastidio quando si ripercuote sul sistema immunitario. Ma attenzione all’effetto a catena che può generare”. Verso nuove terapie La ricerca Usa apre la strada anche alla ricerca di nuove cure. A tale proposito, i ricercatori hanno sperimentato un trattamento basato su mRNA modificato, in grado di ‘silenziare’ selettivamente la via dell’interferone di tipo 1 nel cuore. Una strategia che nei modelli animali ha ridotto i segni di danno cardiaco, come l’aumento della troponina, e ha migliorato la funzione ventricolare, senza compromettere la risposta antivirale complessiva dell’organismo. “Il dato incoraggiante è che possiamo modulare la risposta immunitaria per proteggere il cuore, mantenendo allo stesso tempo la capacità del sistema immunitario di combattere il virus”, ha sottolineato Downey. Gli autori ora stanno lavorando a modalità di somministrazione sistemica più sicure ed efficaci del trattamento, e pure a ulteriori studi sul ruolo delle pro-dendritic cell 3, per capire come limitarne gli effetti dannosi. Quello che evidenziano è il fatto che “una migliore comprensione dei legami tra infezioni virali e sistema cardiovascolare potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie preventive (che oggi non ci sono) e rafforzare l’importanza della prevenzione influenzale, soprattutto nelle persone con fattori di rischio cardiaco”. L’obiettivo, concludono, “in un contesto in cui i virus continuano a evolvere, è che anche le strategie di protezione del cuore si adattino, integrando immunologia, cardiologia e medicina di precisione”. I vaccini Al di là della scoperta in sé, e di uno studio che definisce “ancora in fase iniziale”, per il professor Manlio Cipriani, responsabile della Cardiologia Clinica di Ismett Irccs, quello che questa ricerca Usa favorisce “è la necessità di vaccinarsi contro l’influenza”. “Si tratta di un lavoro importante - sottolinea Cipriani -. E siccome le terapie immunologiche sulle malattie virali sono fragili da sostenere, l’utilità di vaccinarsi passa anche attraverso questo studio. La ricerca dimostra che nell’interazione tra sistema immunitario, infezione virale e malattie cardiache l’utilizzo del vaccino ha il suo peso e questo vale soprattutto per anziani e fragili, per i quali l’influenza può essere mortale. Il vaccino così può attenuare gli effetti pesanti provocati dal virus”.


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