
ilmessaggero.it · Feb 20, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260220T010000Z
Un milione di casi stimati a Roma e nel Lazio dallo scorso autunno a oggi, tra influenza stagionale e altre malattie respiratorie come virus sinciziale, rhinovirus, adenovirus e Covid-19. Un bilancio pesante, con un’incidenza tra le più alte d’Italia e settimane in cui si sono superati i livelli medi nazionali per assistiti colpiti ogni mille abitanti.Il problema è stato mitigato soltanto dal buon andamento della campagna di vaccinazioni lanciata a ottobre scorso dalla Regione, che ha superato i numeri dello scorso anno. La pressione sui servizi sanitari territoriali è stata forte, in particolare nelle aree urbane e metropolitane: a partire dai pronto soccorso presi d’assalto, soprattutto tra dicembre e la prima metà di gennaio, a causa dei tanti pazienti arrivati in ospedale con infezioni respiratorie acute, disidratazione nei pazienti anziani e riacutizzazioni di patologie croniche. Ma tra la fine di febbraio e marzo è attesa una seconda fase dell’epidemia, legata ai virus influenzali di tipo B, tradizionalmente più tardivi. E i medici di base sono preoccupati: «Visto anche quello che è successo in Australia, la seconda ondata mi preoccupa più della prima» spiega Pier Luigi Bartoletti, vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma e segretario provinciale della Fimmg, la federazione dei medici di famiglia.I più piccoli, tra zero e quattro anni, sono stati la fascia d’età maggiormente colpita dai malanni di stagione, seguiti da bambini e ragazzi tra 5 e 16 anni, secondo i report del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità.Ma quest’anno il virus ha circolato in modo trasversale, coinvolgendo anche adulti in età lavorativa. L’incidenza più bassa è stata invece registrata tra gli over 65, anche a causa dello stile di vita e delle maggiori precauzioni, tra cui una maggiore adesione alla campagna di vaccinazione. I dati vengono raccolti attraverso i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta che fanno parte delle reti sentinella epidemiologica di RespiVirNet.Le caratteristiche Un elemento che ha caratterizzato questa stagione è la persistenza dei sintomi. «Molti pazienti riferiscono tosse che dura a lungo, anche due o tre settimane, spesso in assenza di febbre», spiegano dagli ambulatori di medicina di base. Una forma che, pur meno eclatante dal punto di vista febbrile, risulta debilitante e rallenta il ritorno alla piena attività. Particolarmente frequenti i quadri clinici con forte componente respiratoria: bronchiti, laringiti, tracheiti, talvolta complicanze batteriche che richiedono terapia antibiotica.La campagna Nella Capitale e nel Lazio, come detto, sono aumentate le persone vaccinate contro l’influenza: segno di una maggiore consapevolezza dopo le stagioni segnate dalla pandemia. Le dosi distribuite agli assistiti hanno abbondantemente superato quota 1,2 milioni, di cui quasi un milione somministrate dai medici di famiglia (alla campagna regionale hanno aderito in 3.800), oltre 83 mila dai pediatri (450 quelli che hanno scelto di vaccinare i piccoli pazienti), quasi 77 mila dalle 600 farmacie che hanno partecipato all’iniziativa e più di 70 mila, da “altri operatori e strutture”: dagli ambulatori ai centri vaccinali territoriali delle Asl.La copertura più ampia ha contribuito a ridurre i casi gravi e le complicanze, pur non impedendo l’ampia diffusione del virus. «Il vaccino resta lo strumento principale di prevenzione – ricordano gli operatori sanitari – soprattutto per anziani e persone con patologie croniche». Anche in vista della seconda ondata, gli specialisti invitano a non abbassare la guardia: attenzione all’igiene delle mani, uso della mascherina in caso di sintomi e protezione dei soggetti fragili. © RIPRODUZIONE RISERVATA