
quibrescia.it · Feb 27, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260227T194500Z
La consigliera regionale ha sottolineato l'importanza di andare oltre l'apertura di nuovi spazi ma di concentrarsi anche sulla programmazione del personale, l'integrazione tra sanitario e sociale e il coinvolgimento dei cittadini. Milano. “Case di comunità, medicina del territorio e assistenza di prossimità: una scommessa da non perdere”. È questo il titolo del panel coordinato venerdì 27 febbraio dalla consigliera regionale del Pd Miriam Cominelli nell’ambito dell’iniziativa del Partito Democratico dedicata a sanità e sociale – “L’Italia che si prende cura” – in corso a Palazzo Pirelli e Palazzo Lombardia. «Quando parliamo di assistenza territoriale – spiega Cominelli – parliamo della qualità concreta della vita delle persone: la visita che non si riesce a prenotare, l’anziano fragile che ha bisogno di continuità, le famiglie che non devono essere lasciate sole. La riforma dell’assistenza territoriale, resa possibile anche dalle risorse del Pnrr, è un’occasione storica. Ma la vera sfida è riempire quei luoghi: non basta inaugurare spazi, servono professionisti, integrazione e presa in carico reale».«In una regione che ha puntato soprattutto sull’ospedale – aggiunge – rafforzare il territorio è decisivo. Senza una medicina di prossimità forte non regge nemmeno l’eccellenza ospedaliera. Servono programmazione del personale, integrazione tra sanitario e sociale e coinvolgimento delle comunità locali. Se perdiamo questa occasione, cresceranno le diseguaglianze». Al panel hanno partecipato professionisti sanitari e rappresentanti degli ordini professionali, insieme a un medico di medicina generale e a un docente universitario esperto di organizzazione sanitaria. «Dal dibattito sono emersi spunti molto chiari – sottolinea la consigliera –: la necessità di costruire percorsi di cura realmente integrati tra ospedale e territorio e coerenti con il percorso del paziente; il rafforzamento della continuità con consultori e servizi per la salute riproduttiva; l’importanza di valorizzare le esperienze territoriali che hanno saputo creare sinergie tra amministrazioni e professionisti; la carenza cronica di personale, in particolare infermieristico, e l’esigenza di superare criteri di accreditamento troppo legati ai numeri e poco alla qualità; il mancato coinvolgimento dei professionisti nella fase attuativa della riforma; la centralità dei determinanti sociali della salute e la necessità di strumenti organizzativi e digitali che consentano una presa in carico davvero integrata». «C’è ancora molto da fare – conclude Cominelli –. Oggi sono emersi spunti concreti: sta alla politica trasformarli in scelte coerenti. È una scommessa che la Lombardia non può permettersi di perdere».