
ilgazzettino.it · Mar 1, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260301T031500Z
Dodici nomine nuove di zecca e nessuno che l’abbia tirato per la giacchetta? Neanche un po’? Alberto Stefani scuote la testa. Il presidente della Regione Veneto aveva detto che avrebbe fatto l’impossibile per assicurare la guida delle Ulss e degli enti sanitari nel momento stesso in cui i “vecchi” direttori generali sarebbero scaduti nell’incarico e così è stato. Ieri, ultimo giorno di lavoro per i “vecchi” fino alle ore 23:59. E sempre ieri, in mattinata, la firma degli incarichi ai nuovi direttori, di fatto in carica dalla mezzanotte. Tredici decreti se si considera anche l’Ulss 1 Dolomiti dove Giuseppe dal Ben è già commissario e resterà tale fino al 30 giugno, sei rinnovi ma in posti diversi dai precedenti (Carlo Bramezza all’Ulss 4, Mauro Filippi alla 5, Patrizia Benini alla 6, Pietro Girardi alla 9, Paolo Fortuna all’Azienda ospedaliera di Padova, Patrizia Simionato allo Iov) e sei new entry (Giancarlo Bizzarri all’Ulss 2, Massimo Zuin alla 3, Giovanni Carretta alla 7, Peter Assembergs alla 8, Paolo Petralia all’Azienda universitaria di Verona, Paolo Fattori ad Azienda Zero). «No, nessuno mi ha tirato per la giacchetta - dice Stefani - perché ho deciso di seguire personalmente la partita, com’era giusto che fosse. Mi sono studiato i curricula, i percorsi di ciascuno, partendo da chi aveva i migliori risultati e i profili più adeguati alle singole aziende territoriali. E questo criterio spiega anche la scelta degli esterni». Con qualcuno si è consultato oppure ha fatto tutto da solo? «Certo che mi sono consultato. Ho chiesto a medici e infermieri delle relative Ulss. E ho parlato anche con alcuni cittadini». Tutti veneti? «Non solo veneti, ho parlato ad esempio anche con cittadini di Bergamo visto che uno dei profili arrivava da là». Dice che nessuno l’ha tirato per la giacchetta, ma qualche “raccomandazione” le sarà pur arrivata. «In tantissimi, come sempre accade, hanno espresso legittimamente le loro preferenze, qualcuno l’ha fatto anche con interviste pubbliche. Ma siccome il presidente della Regione deve decidere per tutta la Regione e per il bene dei cittadini indipendentemente dalle richieste locali, era giusto assumere decisioni basate esclusivamente su curriculum, esperienza maturata, capacità di creare un sano clima all’interno dell’ambiente ospedaliero. E poi l’innovazione». I MUGUGNI Nei palazzi della politica veneta, tuttavia, si sussurra che i criteri adottati dal governatore per la scelta dei dg (meritocrazia, capacità di innovare, attenzione alla medicina territoriale e all’umanizzazione delle cure) e le conseguenti scelte abbiano provocato dei mal di pancia. Ad esempio, a Verona gli alleati di Fratelli d’Italia avrebbero preferito un altro direttore rispetto a Girardi, gradito invece ai sindaci leghisti; mentre a Vicenza avrebbero voluto Fortuna al posto del “foresto” Assembergs. E se a Treviso un pezzo della Lega spingeva per Carlo Bramezza o per Stefano Formentini, a fare quadrato sulle scelte di Stefani sono stati i due capigruppo in consiglio regionale, il leghista Riccardo Barbisan e il meloniano Claudio Borgia, tanto più che il prescelto, Giancarlo Bizzarri, tiene casa a Montebelluna. E se a Venezia Massimo Zuin andrebbe bene a tutti, a Padova il trio Benini-Fortuna-Simionato non avrebbe riscosso grande entusiasmo. Da ultimo, pare certo l’arrivo di Giancarlo Ruscitti al posto del direttore della Sanità Massimo Annicchiarico. Di questi sussurri, tuttavia, il governatore non si scompone. «Se ho ricevuto complimenti o critiche? Ho avuto delle risposte positive anche perché tutti gli uscenti sono stati confermati. Quanto ai nuovi, hanno tutti una riconosciuta competenza». Tant’è, non è escluso che altri vengano coinvolti successivamente. Stefani lo dice chiaramente: «Ci sono tre, quattro figure che cui mi piacerebbe un giorno poter collaborare, figure che hanno maturato già la loro esperienza in alcune Ulss e che in futuro potranno essere valorizzate». LE INDICAZIONI Nel frattempo, il governatore ha parlato con i dg freschi di nomina: «Quello che ho detto a tutti è: vicinanza ai territori, essere a disposizione a tutte le ore del giorno, essere al servizio. Quindi operativi fin da subito. E ovviamente capacità di lavorare in squadra». Ed è questa la sfida che il presidente della Regione ha lanciato ai manager della sanità veneta: Interoperabilità dei dati. Sarebbe a dire? «Faccio un esempio: se abito a Massanzago, in provincia di Padova, e devo fare una visita, ci metto otto minuti per raggiungere l’Ulss di Mirano che è in provincia di Venezia, mentre impiego un’ora e un quarto per andare all’ospedale di Schiavonia. Ecco, le Ulss devono “parlarsi”, ma l’interoperabilità deve esserci anche con le Case di comunità e con i medici di medicina generale, mentre oggi ognuno ha il suo sistema informatico. Così come il sistema informatico è diverso tra Azienda ospedaliera e Ulss. Da un punto di vista gestionale va creato un unico interfaccia. Certo, se ne occuperà Azienda Zero, ma a tutti ho detto che bisogna fare un lavoro di squadra». E adesso che la pratica delle nomine Ulss è chiusa, il governatore detta l’agenda: «La prima cosa da realizzare? Sicuramente la sinergia con le Case di Comunità, che tra l’altro dobbiamo realizzare entro il 30 giugno, e che devono essere il perno della sanità territoriale, capace anche di ridurre il peso degli ospedali».