
ilcrotonese.it · Feb 14, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260214T190000Z
CROTONE – L’aggressione al dottor Sulla, professionista stimato e da anni punto di riferimento per il territorio, scuote la comunità e riaccende il dibattito sul clima in cui oggi operano i sanitari. Un episodio grave che, secondo Cesare Spanò, presidente del Comitato Centro Storico Krotone, “non può e non deve lasciarci indifferenti”. La violenza va respinta senza alcuna giustificazione. Spanò esprime anche un ringraziamento alle forze dell’ordine, sottolineando il lavoro quotidiano svolto sul territorio e il presidio di legalità garantito grazie al coordinamento della Prefettura. Un impegno che, evidenzia, è “sotto gli occhi di tutti” e rappresenta un punto fermo in un momento di forte tensione. Ma l’episodio diventa anche l’occasione per una riflessione più ampia. “La sanità non può diventare terreno di scontro politico”, osserva Spanò, richiamando la necessità di affrontare i problemi strutturali con continuità e visione. Le amministrazioni si alternano, ma le criticità restano e richiedono soluzioni durature, orientate al bene collettivo.Tra i nodi centrali c’è la situazione dell’ospedale cittadino e, in particolare, l’attesa apertura della sala di Emodinamica. Annunci che si susseguono nel tempo e una comunità che continua a sperare in un passo decisivo. Spanò rivolge un messaggio di fiducia al nuovo corso della dirigenza sanitaria, auspicando che esperienza e collaborazione possano finalmente portare risultati concreti e ricadute positive per tutta la cittadinanza.Resta però il problema del Pronto soccorso che, nonostante il miglioramento degli spazi, soffre ancora per la carenza di personale medico. Una criticità che limita l’efficacia del servizio e che, secondo Spanò, non può essere affrontata solo sul piano economico. “Servono visione, programmazione e rispetto per chi lavora con dedizione sul territorio”, sottolinea, richiamando l’attenzione sull’attrattività delle strutture e sul riconoscimento professionale. Al centro del ragionamento c’è anche la medicina territoriale. Se ben organizzata, potrebbe ridurre l’afflusso improprio al Pronto soccorso e offrire risposte più adeguate ai bisogni quotidiani dei cittadini. Oggi, però, i medici di famiglia si trovano spesso stretti tra burocrazia e richieste crescenti di efficienza. Esistono giovani professionisti preparati e motivati, ma senza un contesto che li sostenga il rischio è quello di alimentare frustrazione e disaffezione. “La sanità è fatta di persone – ribadisce – e professionisti e management devono dialogare, non procedere su binari separati”.Non meno importante è l’attenzione verso il disagio psicologico, in particolare tra i giovani, sempre più esposti a pressioni sociali e aspettative elevate. Rafforzare la rete di supporto psicologico e sociosanitario dovrebbe diventare una priorità concreta, capace di intercettare tempestivamente i bisogni emergenti.Infine, il ruolo delle istituzioni locali. Anche i sindaci, ricorda Spanò, hanno responsabilità in ambito sanitario: possono proporre, sollecitare, vigilare e farsi portavoce delle esigenze della comunità, nello spirito di collaborazione richiamato dalla Conferenza dei sindaci. “Forse proprio da questa vicenda dolorosa – conclude – può nascere l’occasione per riaprire un confronto serio e partecipato sulla sanità che vogliamo”. Una sanità che metta al centro persone, pazienti e operatori, e che costruisca soluzioni con continuità, competenza e ascolto. Perché la sanità è un bene comune e, come tale, richiede l’impegno di tutti.