
napoli.repubblica.it · Feb 21, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260221T030000Z
Il Corriere del Veneto (19 febbraio) ci consegna il commento più significativo all’approvazione in Consiglio dei ministri delle intese preliminari per l’Autonomia regionale differenziata (AD) firmate dal ministro Calderoli - su delega della premier Meloni – con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Ci dice il neoeletto Stefani che la legge 86/2024, cui le preintese danno attuazione, “permette ai territori virtuosi di essere ancora più virtuosi”. E per questo è giusto – dice Stefani – che i veneti guadagnino dall’intesa 300 milioni. Uguali toni troviamo nell’entusiasmo dei presidenti di Lombardia, Piemonte e Liguria. Il non detto, ma sotteso, è che i cittadini del Sud hanno la colpa di non essere “virtuosi”. Per i leghisti ignavia o irresponsabilità, malapolitica o malaffare sono la cifra applicabile. Per la parte in cui ci fosse verità, nessun condono sarebbe possibile. Ma non dimentichiamo le minori risorse, le carenze nei servizi essenziali, nelle strutture, nel personale, nelle dotazioni strumentali. Ora si va per un parere in Conferenza Stato-autonomie, e in Parlamento per “atti di indirizzo”. Tali passaggi non possono alzare argini insuperabili sul percorso o sui contenuti delle intese. Seguirà la stipula definitiva e la presentazione di disegni di legge governativi cui è allegata l’intesa con ciascuna regione. Il presidente Fico è chiamato a mantenere la promessa di opporsi all’AD senza se e senza ma. Come? Anzitutto, verificando se i testi approvati riproducono i preaccordi firmati da Calderoli. Nel caso - probabile – che sia così, risulta chiaramente disattesa la sentenza 192/2024 della Consulta, soprattutto nella parte - qui il punto di attacco - in cui la Corte ha dato una interpretazione costituzionalmente orientata dell’AD. Ne vanno sottolineati, tra gli altri, due passaggi. Il primo è la richiesta di comprovata giustificazione della maggiore autonomia. Nel comunicato del Consiglio dei ministri leggiamo che “ai fini dell’allocazione delle funzioni è stata adottata una metodologia basata sul modello europeo di valutazione della sussidiarietà, che assicura una istruttoria rigorosa sulla rispondenza delle richieste alle specificità regionali”. Dobbiamo saperne di più, se “l’istruttoria rigorosa” è stata già fatta e come, o se sia solo astrattamente possibile in futuro. Non risulta che sia stata già fatta, come certo richiede la sentenza 192. Il secondo è la necessità di dimostrare come “l’istruttoria rigorosa” possa condurre ad accordi sostanzialmente fotocopia per quattro diverse regioni. E come l’AD sia compatibile con la mancata previsione di risorse aggiuntive volte alla perequazione, cui al contrario si aggiunge nei preaccordi la garanzia dello Stato di piena discrezionalità della Regione nell’allocazione di tutte le risorse disponibili. In specie, si dissolve in tal modo il servizio sanitario nazionale aprendo – come già in Lombardia - a vaste privatizzazioni. Un primo momento di chiarezza si avrà con l’arrivo per il parere in Conferenza Stato-autonomie dei testi approvati. Quindi, Fico formi subito, se non c’è già, una squadra davvero capace di leggere e valutare. Altresì, solleciti i parlamentari ad acquisire con l’attività ispettiva ogni utile notizia sulla formazione dei preaccordi e delle intese, in specie sull’eventuale istruttoria e sui pareri dei ministeri. Infine, faccia per quanto possibile rete con altre regioni del Sud. Va anche preparato il ritorno in Consulta per far valere l’elusione – che si mostra con piena evidenza – della sentenza 192/2024. Il ricorso in via principale della Regione avverso le leggi che approveranno le intese è il solo strumento sicuramente e immediatamente disponibile. Un referendum abrogativo sarebbe infatti, per la giurisprudenza costituzionale, inammissibile. Mentre l’accesso in via incidentale alla Corte avrebbe tempi ben più lunghi, e senza garanzia che una eccezione di incostituzionalità fosse accolta. Ricordiamo, però, che l’AD è nel trittico di riforme fondato sullo scambio tra partner di coalizione: AD alla Lega, magistratura a Forza Italia, premierato a Fratelli d’Italia. Probabilmente, solo sulla legge Meloni-Nordio il popolo sovrano potrà esprimersi direttamente prima del voto politico del 2027. Ma, in virtù dello scambio, tutto si tiene. Fermare la Meloni-Nordio potrebbe concorrere decisivamente a scardinare il disegno di “rivoltare il paese come un calzino”, secondo la promessa elettorale di Meloni. Ottima ragione per seppellire la cd riforma sotto una valanga di No il 22 e 23 marzo.