
ilgazzettino.it · Feb 20, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260220T153000Z
Un po' (e forse anche più di un po') gli dispiace di non poter restare ancora qualche mese. Perché, per uno che è riuscito a portare a casa l'ampliamento dell'ospedale dell'Angelo con una operazione che - alla fine - costerà almeno 90 milioni di euro tra costruzione del nuovo edificio e ristrutturazione degli attuali reparti, essere presente come direttore generale almeno alla posa della prima pietra dell'"Angelino", avrebbe rappresentato il giusto coronamento di una scommessa sulla quale in tanti, anni fa, non avrebbero puntato neanche un euro. Ma tra poco più di una settimana, come previsto, Edgardo Contato dovrà lasciare l'incarico di dg dell'Ulss 3. «Restare? Sono troppo vecchio...» scherza, mentre mette in fila i progetti conclusi e quelli ormai al traguardo - come le Case della comunità di Mestre e Marghera - sulle quali si gioca il futuro della sanità territoriale e dello stesso Pronto soccorso, per abbattere quell'assalto dei codici bianchi e verdi che, finora, pesa per il 70 per cento sull'afflusso di pazienti. L'Angelo e l'Angelino «Il progetto? Entro marzo avremo il quadro già abbastanza dettagliato» spiega Contato il cui incarico scade il 28 febbraio prossimo. Di certo c'è già ben più di un progetto "preliminare", ma tutto resterà top secret per essere mandato in Regione e poi procedere con la gara europea per l'affidamento del progetto esecutivo e della costruzione dell'Angelino.«Stiamo realizzando l'ospedale hub dei prossimi vent'anni e non è cosina da poco, non posso spoilerare nulla. All'Angelino non ci credeva nessuno, ma in questi anni abbiamo investito, e tanto, anche sull'Angelo, dal laboratorio alle tecnologie della diagnostica per immagini, alla piastra angiografica, facendo arrivare professionisti che hanno fatto conquistare il titolo di "ospedale migliore d'Italia" secondo l'Agenas.Per le fratture del femore siamo il quarto ospedale migliore d'Italia, e poi abbiamo costruito una vera rete con gli ospedali di Chioggia, Venezia, Dolo e Mirano. Un esempio? - prosegue Contato - A Dolo ora abbiamo il secondo robot e, prima di far arrivare la nuova macchina, abbiamo costruito le competenze a Mestre. Risultato: appena arrivato a Dolo, il robot è entrato subito in funzione. E sempre a Dolo c'è un'altra realizzazione di cui vado molto orgoglioso: la Neuropsichiatria infantile che è uno dei nostri fiori all'occhiello».Le Case della comunità Andiamo sul territorio, allora, con quelle Case della comunità che il Pnrr vuole operative a partire dall'estate. «Tre sono già in funzione a Favaro, Noale e Lido, dando ottimi risultati - prosegue Contato -. Per le altre stiamo dando l'ultimo colpo di reni ai cantieri perché a giugno dovranno essere in funzione e in perfetto ordine. Sarà un campio organizzativo epocale, la base per ricostruire il rapporto con il servizio sanitario».I cantieri di Marghera, in particolare, e di Mestre sembrano un po' in ritardo, però. «A giugno funzionerà tutto, stiamo facendo correre le imprese e saranno rispettati tutti gli item indicati dal Pnrr. Non ci sono alternative. Poi, da parte nostra, sarà necessario far conoscere questi servizi, mentre i cittadini potranno contare su strutture nelle quali trovare medicine di gruppo, continuità assistenziale, risposte strumentali di un certo tipo, evitando così di rivolgersi al Pronto soccorso».A Marghera, poi, l'Ulss conta di vendere l'attuale sede del distretto di via Tommaseo, come prima o poi si sogna di cedere quella Villa Tevere della Bissuola ormai diventata un rudere. «Immobili che ci costano in Imu, vigilanza, manutenzioni... - aggiunge il dg uscente - In Villa Tevere c'è il problema di una cabina elettrica interna, così le aste per venderla sono andate deserte. Ma anche su questo si sta ragionando con la Regione».Le liste d'attesa Per i pazienti resta ancora il problema delle liste d'attesa. Con il sistema del "galleggiamento" chi ha bisogno di una visita o di un esame, se può permetterselo, non si fida e si rivolge ai privati. «È vero, ma rispondo citando il caso della risonanza magnetica, dove tra il 20 e il 30% delle prestazioni potrebbero essere evitate. Non possiamo solo rispondere dando di più, aumentando le prestazioni, perché si tratta di un costo che toglie opportunità a ciò che effettivamente serve.Perciò abbiamo lavorato, e si continuerà a farlo, sull'appropriatezza delle cure. Offrire il servizio giusto al cittadino è il tema fondamentale per governare tempi di attesa. Su questo, è strategico il lavoro e il dialogo avviato con i medici di medicina generale».