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Maltempo , crolla larco dei Faraglioni in Salento . Larco degli innamorati non c  è più
meteogiornale.it
Published 7 days ago

Maltempo , crolla larco dei Faraglioni in Salento . Larco degli innamorati non c è più

meteogiornale.it · Feb 15, 2026 · Collected from GDELT

Summary

Published: 20260215T140000Z

Full Article

(METEOGIORNALE.IT) Nelle ultime ore una delle formazioni rocciose più iconiche della costa adriatica del Salento è crollata sotto l’azione combinata del maltempo e dell’erosione marina. Si tratta dell’arco dei Faraglioni situato nei pressi di Torre Sant’Andrea, nel territorio di Melendugno, una struttura calcarea che da anni rappresentava uno dei simboli paesaggistici più fotografati della zona. Secondo le prime ricostruzioni diffuse dalla stampa locale e nazionale, il cedimento sarebbe avvenuto nelle prime ore della giornata, dopo giorni caratterizzati da piogge insistenti, venti sostenuti e mare molto mosso. Il maltempo che ha interessato il basso Adriatico ha ulteriormente indebolito una struttura già fragile, accelerando un processo di erosione che era in atto da tempo. Non risultano feriti né danni a persone o infrastrutture, anche perché l’area era già considerata delicata dal punto di vista geomorfologico. L’arco degli Innamorati non c’è più: un simbolo del Salento cancellato dalla forza della natura. Cos’era l’arco dei Faraglioni di Torre Sant’Andrea L’arco, spesso chiamato anche “Arco degli Innamorati”, era parte del sistema dei faraglioni di Torre Sant’Andrea, una sequenza di pinnacoli e cavità scavate nel tempo dall’azione del mare. La sua struttura, tipica delle coste calcaree pugliesi, era il risultato di migliaia di anni di modellamento naturale. Le rocce di questa zona si sono formate in ambiente marino e sono costituite prevalentemente da calcareniti e calcari teneri, materiali che, pur apparendo solidi, sono estremamente vulnerabili all’azione combinata di: acqua e salsedine vento e mareggiate infiltrazioni piovane escursioni termiche Come si forma (e crolla) un arco naturale Il meccanismo che porta alla formazione e poi al crollo di un arco naturale è relativamente semplice dal punto di vista geologico, ma spettacolare nei suoi effetti. In una prima fase, le onde scavano la base della falesia, creando grotte marine. Con il tempo, l’erosione continua ad allargare le cavità fino a perforare completamente la parete rocciosa, dando origine all’arco. Tuttavia, la parte superiore resta sospesa e sottoposta a stress continuo: infiltrazioni d’acqua piovana penetrano nelle fratture, il sale cristallizza nei pori della roccia, le escursioni termiche provocano microfratture. Quando la resistenza strutturale viene meno, anche solo in un punto critico, il collasso diventa inevitabile. Il ruolo determinante del maltempo Le mareggiate degli ultimi giorni hanno probabilmente giocato un ruolo determinante. Onde di grande energia, associate a venti sostenuti, concentrano la loro forza proprio alla base delle scogliere, aumentando il fenomeno del “wave undercutting”, cioè lo scalzamento della roccia alla base. Se a questo si aggiungono piogge intense che saturano la parte superiore dell’arco, il peso aumenta e la coesione interna diminuisce. È in queste condizioni che un equilibrio già precario può rompersi improvvisamente. Negli ultimi giorni sul basso Adriatico si sono registrati: venti sostenuti di scirocco e maestrale mare molto agitato precipitazioni insistenti Una combinazione perfetta per mettere sotto stress una struttura già compromessa. Arco dei Faraglioni prima del crollo Un evento isolato? Purtroppo no Non si tratta di un evento isolato nella storia recente del litorale salentino. Negli ultimi anni diversi tratti di costa hanno mostrato segni di arretramento e instabilità. L’erosione costiera è un processo naturale, ma può essere accelerato da: cambiamenti climatici aumento della frequenza di eventi meteo estremi modifiche delle correnti marine innalzamento progressivo del livello del mare L’innalzamento del livello del mare, anche se lento, contribuisce nel lungo periodo ad aumentare la vulnerabilità delle falesie basse e delle strutture rocciose costiere. Paesaggio che cambia, memoria che resta Il crollo di un arco naturale è sempre un evento che colpisce l’immaginario collettivo, soprattutto quando riguarda un simbolo turistico e paesaggistico come l’arco dei Faraglioni. Per molti residenti e visitatori, quella formazione rocciosa rappresentava un punto di riferimento, uno scenario iconico per fotografie e passeggiate panoramiche. Dal punto di vista scientifico, però, si tratta dell’evoluzione naturale di un paesaggio dinamico. Le coste non sono elementi statici: si trasformano continuamente, arretrano, cambiano forma, perdono e creano nuove strutture. Le autorità locali stanno monitorando la situazione, anche per verificare eventuali ulteriori condizioni di instabilità nelle zone limitrofe. Dopo eventi simili, è prassi delimitare temporaneamente le aree più a rischio e valutare la sicurezza delle scogliere adiacenti. Questo perché, quando una porzione di roccia cede, può modificare l’equilibrio delle strutture circostanti. Dal punto di vista paesaggistico, la perdita dell’arco cambia il profilo costiero, ma non cancella la straordinaria bellezza della zona. I faraglioni restanti, le grotte marine e le acque turchesi continuano a raccontare una storia geologica millenaria. (METEOGIORNALE.IT)


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