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La testimonianza di Paolo Sarullo a Sanremo , la sua voglia di vivere e quella mano tesa agli aggressori
vita.it
Published about 8 hours ago

La testimonianza di Paolo Sarullo a Sanremo , la sua voglia di vivere e quella mano tesa agli aggressori

vita.it · Feb 27, 2026 · Collected from GDELT

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Published: 20260227T183000Z

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La notte del 19 maggio 2024 rimarrà impressa per sempre nella mente di Paolo Sarullo, oggi 25enne. Questo giovane di Albenga, intorno alle 3:30, aveva appena terminato una serata in discoteca con gli amici e si apprestava a tornare a casa. Non poteva sapere che un gruppo di adolescenti lo avrebbe aggredito per tentare di rubargli il monopattino elettrico. Un forte pugno al volto, la testa che colpisce violentemente al suolo. Poi la corsa all’ospedale “Santa Corona” di Pietra Ligure. I medici gli salvano la vita ma la sentenza è drammatica: tetraplegia. Da allora, si muove in carrozzina e segue un impegnativo percorso di fisioterapia e logopedia, che sta dando ottimi risultati: proprio di recente, ha iniziato a muovere i primi passi. La testimonianza di Paolo Sarullo a Sanremo 2026 In collegamento dal Centro Santa Maria dei Poveri della Fondazione Don Carlo Gnocchi di La Spezia, Paolo è stato accolto dal lungo applauso del pubblico del Teatro Ariston, nel corso della serata di ieri del Festival di Sanremo. «Ho perdonato i miei aggressori, vorrei incontrarli per dire loro che non deve più accadere a nessuno ciò che è capitato a me. Stop alla violenza sui giovani», ha detto rispondendo ad alcune domande di Carlo Conti. Poi ha ammesso di essere un fan di Olly e intonato il ritornello di Balorda nostalgia, la canzone che ha permesso al giovane cantante ligure di vincere l’edizione 2025. «Vorrei, vorrei, vorrei, sì vorrei, tornare a quando ci bastava ridere, piangere, fare l’amore». Poi Paolo ha assicurato che non mollerà di un solo centimetro. Il lungo percorso post operatorio Due interventi chirurgici di 15 ore per ridurre gli effetti di una vasta emorragia cerebrale. Un prolungato stato di coma, con un quadro iniziale segnato da tetraplegia, incapacità di parlare e muoversi, una comunicazione possibile solo attraverso lo sguardo. Uscito dalla terapia intensiva, il 22 agosto 2024 Paolo è stato accolto al Centro Don Gnocchi per iniziare il suo percorso di riabilitazione. Danni permanenti che ora costringono Paolo ad avere assistenza 24 ore su 24. Ma sul suo viso da bravo ragazzo non è sparito il sorriso, e questo ha reso più efficace la sua testimonianza di fronte a milioni di telespettatori, in un periodo in cui si moltiplicano gli episodi di bullismo e violenza tra i giovanissimi. Gli esterni del Centro Santa Maria dei Poveri di La Spezia Il lavoro dell’équipe multidisciplinare del Centro Santa Maria dei Poveri, diretto dalla dottoressa Martina Iardella con la supervisione sanitaria del dottor Pietro Balbi, segue un percorso complesso e altamente specializzato che, grazie anche alla straordinaria determinazione di Paolo, ha già portato a risultati importanti e inattesi. Oggi Paolo respira autonomamente, parla, mangia da solo, ha ripreso a muoversi. L’impiego della riabilitazione robotica per l’arto superiore e di specifici tutori gamba-piede, gli consente progressi continui. Uno speciale deambulatore, denominato Grillo, permette a Paolo di camminare per brevi tratti. Il percorso di Paolo racconta bene cosa significhi fare riabilitazione ogni giorno: competenza clinica, lavoro di squadra e una grande alleanza con la persona e la sua famiglia Pietro Balbi, neurologo e direttore sanitario del Centro Santa Maria dei Poveri «Il percorso di Paolo racconta bene cosa significhi fare riabilitazione ogni giorno: competenza clinica, lavoro di squadra e una grande alleanza con la persona e la sua famiglia», sottolinea Pietro Balbi, neurologo e direttore sanitario del Centro. «I risultati raggiunti non erano affatto scontati. Vederlo portare il suo messaggio di pace e speranza a un pubblico così ampio sarà per tutti noi un motivo di orgoglio e, allo stesso tempo, una grande responsabilità». Operatori del Centro “Santa Maria Nascente” di Milano La vicenda di Paolo ha profondamente colpito l’opinione pubblica, dando vita a una forte mobilitazione solidale: raccolte fondi, eventi benefici e la nascita della Fondazione “Uniti per Paolo”, impegnata nella sensibilizzazione contro la violenza giovanile e nel sostegno al suo rientro a casa. Uno striscione della Fondazione campeggiava ieri nella platea dell’Ariston. Paolo ha scelto da tempo la strada del perdono e del dialogo. Ha più volte espresso il desiderio di trasformare la propria esperienza in un messaggio di prevenzione, pace e speranza, soprattutto rivolto ai giovani. Da qui la richiesta di poter essere presente al Festival di Sanremo per dare voce a questo impegno. Era impossibilitato a recarsi di persona al Teatro Ariston e la Rai ha deciso di inviare una troupe al Centro spezzino. «A nome della Fondazione Don Carlo Gnocchi, desidero esprimere una profonda gratitudine per questa occasione di grande valore umano e civile», commenta Martina Iardella, direttrice del Centro di La Spezia. «Rinnoviamo il nostro impegno quotidiano nella cura, nella riabilitazione e nell’accompagnamento delle persone più fragili e delle loro famiglie, perché anche dalle ferite più profonde possa nascere un futuro di dignità, consapevolezza e speranza». La mission della Fondazione Don Gnocchi La Fondazione Don Gnocchi, dal 2016 presieduta da don Vincenzo Barbante, è un’organizzazione non profit impegnata nella riabilitazione, nella cura e nella ricerca scientifica in ambito riabilitativo, riconosciuta quale Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico – Irccs nel 1991 per il Centro “Santa Maria Nascente” di Milano e nel 2000 per il Centro “Don Gnocchi” di Firenze. Fondata nel 1949, oggi opera in ambito sanitario-riabilitativo e sociosanitario offrendo, con oltre 6.200 operatori, prestazioni ambulatoriali e di ricovero in 25 centri residenziali, distribuiti in nove regioni, con 3.762 posti-letto accreditati in regime di ricovero o day hospital e 28 ambulatori territoriali. Seduta di fisioterapia al Centro “Santa Maria Nascente” di Milano I passi in avanti compiuti negli ultimi anni dalla tecnologia e dalla robotica hanno consentito alla medicina riabilitativa di applicare nuovi e più efficaci sistemi di trattamento. Oggi nei Centri della Fondazione Don Gnocchi tecnologie innovative permettono di aumentare l’intensità e l’efficacia dei trattamenti, consentono di realizzare protocolli di cura personalizzati e di misurare in modo oggettivo le risposte, migliorando il risultato di ogni progetto riabilitativo. Chi era il fondatore di questa realtà Don Carlo Gnocchi, allo scoppiare della Seconda guerra mondiale, era un cappellano volontario. Assistette gli alpini feriti e morenti, raccogliendone le ultime volontà. Dopo il doloroso pellegrinaggio tra le valli alpine alla ricerca dei familiari dei caduti in Russia e l’attività clandestina per salvare vite umane dagli strascichi della guerra civile, assunse la direzione dell’Istituto Grandi invalidi di Arosio, dove accolse i primi orfani. Nel 1955 avviò a Milano un centro pilota per poliomielitici. Morì il 28 febbraio 1956 a Milano e donò le proprie cornee a due mutilati ciechi, quando ancora in Italia il trapianto di organi non era regolato dalla legge. Trent’anni dopo la sua morte, il cardinale Carlo Maria Martini avviò la causa di canonizzazione. Nel 2002 Giovanni Paolo II lo ha dichiarato Venerabile. Il 25 ottobre 2009 don Carlo Gnocchi è stato proclamato Beato. Don Carlo Gnocchi Oggi la Fondazione porta avanti la sua missione con una riconosciuta autorevolezza nel settore della riabilitazione accreditata a livello nazionale e internazionale. La Fondazione è inoltre impegnata in progetti di solidarietà nei Paesi in via di sviluppo. Credits: foto Fondazione Don Carlo Gnocchi (in apertura, Paolo Sarullo con l’equipe medica del Centro di La Spezia) Nessuno ti regala niente, noi sì Hai letto questo articolo liberamente, senza essere bloccato dopo le prime righe. Ti è piaciuto? L’hai trovato interessante e utile? Gli articoli online di VITA sono in larga parte accessibili gratuitamente. Ci teniamo sia così per sempre, perché l’informazione è un diritto di tutti. E possiamo farlo grazie al supporto di chi si abbona.


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