
ravennatoday.it · Feb 16, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260216T151500Z
Redazione 16 febbraio 2026 14:19 Il flash mob (foto Argnani) Centinaia di persone hanno preso parte nel primo pomeriggio di oggi al flash mob organizzato nel piazzale d'ingresso dell'ospedale su via Missiroli. “Siamo sanitari, non gangster”, recita uno dei tanti cartelli messi in mostra dai camici bianchi del Santa Maria delle Croci in risposta all'inchiesta avviata dalla Procura di Ravenna che vedrebbe attualmente indagati sei professionisti dell'ospedale. Un'indagine relativa a presunti certificati di non idoneità al rimpatrio che sarebbero stati emessi a favore di alcuni cittadini extracomunitari. Un caso che è scoppiato immediatamente dopo il blitz degli investigatori con una perquisizione informatica nel reparto di Malattie Infettive. La notizia dell'indagine non ha tardato a scatenare la bagarre politica, partita con un messaggio sui social del ministro Matteo Salvini, al quale hanno poi risposto sia il sindaco Alessandro Barattoni che il presidente della Regione Michele de Pascale.Abbonati alla sezione di inchieste Dossier di RavennaToday"Solidarietà ai medici indagati e perquisiti: la salute è un diritto fondamentale di tutti (migranti compresi) non un reato", si legge in uno dei grandi striscioni esposti nel corso del presidio. Una posizione che era già stata sostanzialmente espressa dalla Società italiana di medicina delle migrazioni che venerdì ha lanciato una petizione sulla piattaforma online Change.org intitolata “Appello urgente: la cura non è un reato”. Ma nel corso del flash mob si sono visti anche diversi cartelli particolarmente critici verso il sistema dei Cpr, i centri per il rimpatrio.Emergency: “Grave attacco all’autonomia medica”Sul fatto è intervenuta anche Emergency, secondo la quale i fatti accaduti all’ospedale di Ravenna "rappresentano un grave attacco all’autonomia medica e al diritto alla salute garantito dalla Costituzione. Il medico ha il dovere etico e professionale di agire in scienza e coscienza, tutelando la vita e la salute delle persone: sindacare una valutazione clinica attraverso strumenti repressivi significa subordinare la decisione clinica a esigenze di ordine pubblico o di scelta politica".Leggi le notizie di RavennaToday su WhatsApp: iscriviti al canaleDura anche la presa di posizione sui Centri per i rimpatri, ritenuti "contesti intrinsecamente patogeni, come è ovvio a chiunque ne abbia visto uno e come attesta anche l’Oms in un Policy Brief dello scorso gennaio. La perquisizione condotta a Ravenna non danneggia solo i medici coinvolti. Mette a rischio la continuità delle cure, crea un clima di paura nei reparti e mina un principio fondamentale della nostra democrazia: la salute è un diritto di tutti, senza eccezioni", conclude l'associazione umanitaria che si unisce all’appello della Società italiana di medicina delle migrazioni: "Se la cura diventa un reato, la democrazia stessa è in pericolo".Progetto Ravenna: "Inaudita caccia al colpevole da parte della destra""Al di la delle modalità delle perquisizioni presso la sede della medicina legale in orari e con metodi forse meritevoli di ben altre cause, rimane il fatto che l’apertura delle indagini, sul quale merito non entriamo non avendone conoscenza, ha comportato una inaudita caccia al colpevole da parte della destra nazionale e locale a partire dal ministro Salvini che ha veramente dell’incredibile - così gli esponenti della lista Progetto Ravenna - Secondo loro dovrebbero essere arrestati e licenziati senza minimamente conoscere i fatti, le norme che regolano la responsabilità medica, le indicazioni dell’Oms in tema. Sono colpevoli perché a loro dire, con i loro certificati, hanno leso la sicurezza nazionale, favorito l’immigrazione clandestina, attaccato le politiche del governo".Avs: “I medici non sono poliziotti”Questa mattina il Consigliere regionale Paolo Trande si è recato a Ravenna, in rappresentanza dell’intero gruppo Avs Emilia-Romagna, per portare personalmente vicinanza e sostegno ai professionisti coinvolti e per manifestare preoccupazione per le modalità di intervento. “Il lavoro dei medici deve essere rispettato e tutelato, non messo sotto pressione né tantomeno delegittimato per ragioni politiche,” dichiara Trande.“I medici non sono poliziotti, non sono strumenti dell’apparato di controllo dell’immigrazione, ma professionisti chiamati a esercitare, in autonomia e responsabilità, un compito delicatissimo fondato sulla tutela della salute e della dignità della persona. Mettere in discussione questo principio significa colpire uno dei pilastri fondamentali del nostro sistema sanitario e dello Stato di diritto, oltre che i principi fondamentali di umanità e deontologia, che per i medici sono prevalenti rispetto a ogni altra indicazione”, sottolinea il consigliere di Avs.“È inaccettabile che chi svolge il proprio dovere ‘con scienza e coscienza’ venga esposto a una pressione pubblica e politica che rischia di compromettere la serenità e l’indipendenza dell’atto medico - prosegue Trande - La sanità non può diventare terreno di scontro politico né essere piegata alle esigenze propagandistiche dell’esecutivo di turno. La tutela della salute è un diritto fondamentale e universale, e deve restare libera da interferenze e condizionamenti”. RavennaToday è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.