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Il governo Trump vorrebbe che tutti indossassero uno di questi
ilpost.it
Published about 4 hours ago

Il governo Trump vorrebbe che tutti indossassero uno di questi

ilpost.it · Feb 22, 2026 · Collected from GDELT

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Published: 20260222T144500Z

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Caricamento player Uno degli accessori più diffusi negli ambienti vicini all’amministrazione di Donald Trump è un piccolo dispositivo elettronico prodotto da un’azienda europea. A prima vista sembra un comune anello di metallo ma in realtà è un wearable, un apparecchio elettronico da indossare, in grado di monitorare diversi parametri, tra cui la frequenza cardiaca e il livello di ossigeno nel sangue, la temperatura corporea e la qualità del sonno. A produrli è Oura, un’azienda finlandese fondata nel 2013, che ha presentato la prima versione dell’Oura Ring nel 2016 con una campagna su Kickstarter, il sito per la raccolta di fondi online. Da allora questi dispositivi si sono diffusi soprattutto tra gli sportivi: molti giocatori dell’NBA indossano un anello di questo tipo, e l’azienda sarà tra gli sponsor del Team USA alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028. A favorire la popolarità di Oura nella politica statunitense sono stati diversi fattori. Tra tutti, l’idea che il monitoraggio continuo delle condizioni fisiche possa prevenire emergenze e malattie, riducendo i costi sanitari a carico dello stato federale. Questa visione è particolarmente cara al movimento “MAHA” (da «Make America Healthy Again»), una corrente del trumpismo nota per le sue posizioni contrarie ai vaccini e alla medicina tradizionale. Il principale esponente di questo movimento è Robert F. Kennedy Jr., l’attuale segretario alla Salute statunitense, secondo il quale i dispositivi indossabili consentono agli utenti di «avere il controllo della propria salute e assumersene la responsabilità». «La mia visione è che ogni americano indossi un wearable entro quattro anni», ha dichiarato Kennedy Jr. lo scorso giugno. L’adozione di questi dispositivi, comunque, non si limita solo alla destra. Come riportato da Politico, gli anelli Oura vengono usati anche da esponenti Democratici, come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez. L’anno scorso, inoltre, Oura ha siglato un accordo con il dipartimento della Difesa, diventato il cliente principale dell’azienda, per la fornitura di anelli come benefit per alcuni dipendenti e soldati. Oura controlla i due terzi del mercato degli smart ring negli Stati Uniti: la sua valutazione è passata dai 2,5 miliardi di dollari del 2022 agli 11 miliardi di oggi, rendendola uno dei pochi “decacorni” europei (come vengono dette le startup che valgono almeno dieci miliardi di dollari). A partire dal 2024, Oura ha intensificato le sue attività di lobby negli Stati Uniti, aumentando la spesa annuale da 40mila dollari a oltre un milione. L’obiettivo principale è influenzare la Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia governativa di regolamentazione dei farmaci e del cibo statunitense, per ottenere una revisione delle norme che regolano i wearable. – Leggi anche: Un anello per domarli Attualmente, infatti, la FDA divide questi dispositivi in due categorie: i “prodotti per il benessere generale” (general wellness products), che non sono soggetti a controlli particolari; e i “dispositivi medici” veri e propri, che devono invece ottenere la certificazione da parte della FDA, superando una lunga revisione della loro sicurezza ed efficacia. Gli anelli di Oura ricadono nella prima categoria, il che limita le funzioni che possono offrire. Lo scorso dicembre Tom Hale, amministratore delegato di Oura, ha pubblicato un editoriale sul Wall Street Journal sostenendo che le norme della FDA non siano più al passo con i tempi. I dispositivi in commercio, ha scritto Hale, sarebbero già oggi in grado di rilevare l’ipertensione e l’apnea notturna, per esempio, con effetti notevoli sulla salute di milioni di persone. Tuttavia, l’integrazione di queste funzioni comporterebbe la classificazione degli anelli come “dispositivi medici”, rendendo obbligatoria la certificazione da parte della FDA, un processo complesso e restrittivo. Per questo, Hale ha proposto la creazione di una terza categoria per i “digital health screeners“, dedicata a prodotti in grado di «avvisare gli utenti di un problema senza arrivare alla diagnosi». A tal proposito l’anno scorso Whoop, azienda che produce bracciali che monitorano valori simili a quelli di Oura, ha ricevuto un richiamo della FDA, secondo cui uno dei suoi prodotti era da considerarsi un dispositivo medico, perché in grado di misurare la pressione sanguigna. Da allora l’azienda ha raddoppiato le sue spese di lobby, pur respingendo la proposta di Hale di creare una terza categoria per questi dispositivi. Secondo Whoop, infatti, questo «potrebbe rallentare l’accesso dei consumatori all’innovazione». Negli ultimi mesi, comunque, qualcosa è cambiato. Lo scorso gennaio, meno di un mese dopo l’editoriale di Hale, la FDA ha rivisto le sue regole per consentire in alcuni casi ai dispositivi indossabili di misurare la pressione sanguigna e la glicemia, senza passare per il processo di approvazione dei dispositivi medici. Sul suo sito Oura ha festeggiato le nuove indicazioni, ma ha anche chiesto al Congresso di codificarle, definendo con maggiore chiarezza i limiti entro i quali le aziende possono operare. Tuttavia, rimangono ancora dubbi su questo settore, in particolare per quanto riguarda la raccolta e la gestione dei dati personali degli utenti, che includono informazioni delicate sulla loro salute e sulle loro abitudini. Per questo l’anno scorso il senatore Repubblicano Bill Cassidy ha proposto una legge per obbligare aziende come Oura ad adottare gli stessi standard di sicurezza previsti per proteggere la riservatezza delle cartelle cliniche. L’accordo di Oura con il Dipartimento della Difesa statunitense, inoltre, prevede anche una collaborazione con Palantir, la controversa azienda di analisi di dati che ha rapporti molto stretti con il governo e con gli eserciti di molti paesi. La notizia ha fatto molto discutere, tanto che sui social network si è diffusa la teoria secondo cui Oura condividerebbe i dati dei suoi utenti con Palantir per aiutarla nella sua sorveglianza di massa. Oura ha smentito le accuse, precisando di rispettare le norme vigenti in materia di privacy sia negli Stati Uniti che nell’Unione Europea.


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