
it.globalvoices.org · Feb 26, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260226T190000Z
Qualche settimana fa, durante il mio viaggio in Giappone, ho potuto constatare che, l'invecchiamento della popolazione [fr, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] non è solo una statistica astratta: negli spazi pubblici, nei mezzi pubblici e nei media, si possono osservare le sfide poste da una popolazione sempre più vecchia: l'aumento del bisogno di cure mediche, il mancato adeguamento dei mezzi di trasporto, degli alloggi per favorire il mantenimento dell'autonomia o ancora delle infrastrutture. Nel 2023, la popolazione giapponese era composta dal 29% di persone con più di 65 anni, dal 15% di persone con meno di 15 anni con un'aspettativa di vita di più di 80 anni, sia per gli uomini che per le donne. Relativamente al Senegal, nello stesso periodo, le persone con più di 65 anni rappresentavano il 3% della popolazione e le persone con meno di 15 anni il 39,1%.. Al di là di questa constatazione, ciò che ho visto in Giappone è un vero e proprio adattamento sociale e spaziale delle infrastrutture e dei servizi per accompagnare questa fascia di età: infrastrutture pensate per la mobilità ridotta, dispositivi di salute, impieghi dedicati alla cura degli anziani o ancora, utilizzo del digitale per sostenerli nella loro vita quotidiana. Ma in Africa,si tende piuttosto a parlare di un boom demografico. Infatti, il continente è oggi la patria della gioventù mondiale. Secondo un rapporto dell'UNICEF [en] pubblicato nel 2023, entro il 2050, l'Africa rappresenterà circa il 41% di tutte le nascite mondiali, quasi il 40% di bambini con meno di cinque anni, e il 35% di adolescenti. Questa gioventù è una vera forza di una potenziale trasformazione. Iniziative promettenti di fronte a delle sfide reali Quando la gioventù viene accompagnata, essa dà prova della sua indipendenza e innovazione. È il caso del Kenya, dove i centri tecnologici di Nairobi promuovono la “Silicon Savannah” in Tunisia, dove l’ecosistema delle startup è radicato nelle politiche di impiego pubblico. In Ruanda, la politica dell'investimento nel digitale e i servizi, hanno permesso di ridurre la disoccupazione dei giovani laureati [en] di quasi il 10% in un decennio. Tuttavia, questo potenziale è largamente poco sfruttato in quanto l'accesso all'istruzione resta un privilegio. Secondo l’UNESCO, nell'Africa subsahariana, più di 98 milioni di bambini e ragazzi in età scolare non frequentano la scuola [en]. Tra gli adolescenti dai 15 ai 17 anni, la percentuale di analfabetismo supera il 50%; così come nei settori tecnici e molto di più per le ragazze. Di conseguenza, milioni di giovani abbandonano il sistema scolastico senza competenze necessarie per essere gli attori principali dello sviluppo. Solo una forte volontà politica può rovesciare le tendenze, come lo dimostra il caso del Ghana, dove il programma Free Senior High School, [en] combinando gratuità, politica del mercato azionario e miglioramento delle infrastrutture, ha permesso di accrescere al 69% l'iscrizione all'istruzione secondaria tra il 2017 e il 2022. Il problema nascosto: inadeguatezza tra formazione e impiego Ciononostante, lo sviluppo permanente non puà limitarsi all'accesso all'istruzione: occorre anche che, le competenze acquisite siano spendibili. Molti sistemi scolastici africani sono ancora disallineati rispetto alle richieste del mercato del lavoro. La formazione tecnica o digitale non è ancora sufficiente e spesso, poco valorizzata. Le conseguenze sono visibili; dai 10 ai 12 milioni di giovani [en] entrano nel mercato del lavoro africano, ma solo 3,7 milioni di posti di lavoro formali [en] vengono creati. Molti si rivolgono al lavoro in nero, con reddito precario e senza alcuna previdenza sociale. Quest'improduttività arresta la crescita del paese, indebolisce la coesione sociale e spesso, spinge le persone ad emigrare. In Nigeria, più del 92% dei lavoratori [en] è ora impiegato in lavori in nero, secondo i dati dell’ Ufficio nazionale di statistica [en]. Questa percentuale è ancora più alta fra i giovani: In uno studio dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT) [en], il 98% dei giovani e il 99% delle giovani attivi dichiarano di avere un impiego in nero. Nell'Africa del Sud, il lavoro in nero rappresenta un segmento non trascurabile dell'economia: secondo i sindacati, questo settore rappresenta circa il 27% della mano d'opera. Tuttavia, esistono delle alternative. In Somalia, l'imprenditore sociale Mohamed Ali Dini [en], membro dell’Instituto Aspen [en], ha creato la IFTIN Foundation [en]: un programma che forma e impiega dei giovani, garantendo loro allo stesso tempo un accompagnamento sul piano della salute mentale per supportarli nel superamento dei traumi della guerra e, per aiutarli a reinserirsi nella società. Questo tipo di approccio integrato, che include impiego, salute e resilienza, illustra perfettamente il modo in cui l'Africa possa trasformare i suoi giovani in attori della ricostruzione. Fra i giovani, le ragazze subiscono delle multiple discriminazioni: accesso limitato alla scuola, matrimoni precoci, gravidanze in adolescenza e violenze sessuali. Secondo l’UNICEF [en], più di 1 ragazza su 8 nell'Africa subsahariana ha subìto una forma di violenza sessuale durante l'infanzia. Ma le giovani donne sono i vettori potenti della trasformazione. In Senegal, iniziative come Senegaleses in Tech o Jokalante [en] formano centinaia di giovani donne nel settore del digitale e del coding. Questi programmi, spesso guidati dalla società civile, dimostrano che investire nell'istruzione e nell'autonomia economica delle donne, produce degli effetti moltiplicatori sulla società nel suo insieme: incremento degli stipendi, riduzione delle ineguaglianze, miglioramento della salute e della stabilità familiare. Rendere indipendenti le giovani donne è una questione di strategia di sviluppo sostenibile. Le proiezioni della Banca Africana dello Sviluppo (BAD) mostrano che la popolazione attiva dell'Afica passerà da circa il 56% al 63% [en] entro il 2050. Se questa transizione viene gestita correttamente, può diventare una fonte di prosperità. Ma in assenza di un investimento massivo nell'istruzone, la salute, la formazione e l'impiego formale, questa leva può trasformarsi in una trappola: quella di una gioventù numerosa ma marginalizzata. Alcuni paesi hanno fatto sentire la propria voce. In Etiopia, il Youth Revolving Fund [en] ha permesso di finanziare più di 200.000 progetti di giovani imprenditori dal 2019. Questi programmi, quando si appoggiano su una visione nazionale coerente, possono ridurre in modo sostenibile la disoccupazione dei giovani e rafforzare la fiducia sociale. Definire bene le priorità dello sviluppo Per trasformare questo potenziale in forza, sono essenziali diverse leve. Occorre innanzitutto una completa riforma dei sistemi educativi, affinché possano rispondere meglio ai bisogni reali delle economie locali. I programmi devono integrare le competenze digitali, i green jobs, l'agricoltura sostenibile, l'artigianato e la gestione delle piccole imprese. È necessario garantire un accesso eguale all'istruzione secondaria, in particolare per le ragazze, borse di studio mirate, infrastrutture adeguate e politiche educative locali. In seguito, è necessario creare dei posti di lavoro decenti per offrire ai giovani delle prospettive concrete. Ciò significa sostenere l'imprenditorialità attraverso dei meccanismi di finanziamenti accessibili, del mentorato e una migliore integrazione nei mercati locali e regionali. Il governo e i partner devono allo stesso modo incoraggiare gli investimenti nei settori quali tecnologico, dell'industria leggera e delle energie rinnovabili. La sanità e la previdenza sociale costituiscono un altro pilastro inevitabile. Le politiche in favore dei giovani devono includere la salute riproduttiva, la salute mentale e la previdenza sociale. Un attenzione particolare dev'essere accordata alla tutela delle giovani donne contro le violenze e le discriminazioni, che sono un limite alla loro partecipazione economica e sociale. Infine, la partecipazione e la leadership dei giovani devono essere posti al centro dell'azione pubblica. I giovani, in particolare le giovani donne, devono poter occupare dei ruoli decisionali a tutti i livelli: locale, nazionale e regionale. Incoraggiare una leadership inclusiva, radicata nelle realtà comunitarie è una condizione essenziale per costruire delle società resilienti ed egalitarie. Ripenso spesso a ciò che ho visto in Giappone: una società in procinto di invecchiare che paradossalmente valorizza la gioventù come merce rara. Là, vogliono più giovani, li attraggono, li formano, li ascoltano. In Africa succede l'opposto: un’ abbondanza di giovani ma che vengono raramente valorizzati. Possediamo il più grande tesoro demografico e tuttavia, non ne facciamo una priorità.