
today.it · Feb 17, 2026 · Collected from GDELT
Published: 20260217T201500Z
Immagini di repertorio (LaPresse) Per la Procura di Ravenna ci sarebbero seri indizi che almeno sei medici del Santa Maria delle Croci, il più importante ospedale cittadino, abbiano prodotto certificati fasulli per evitare ai migranti di finire nei Cpr (centri di permanenza per i rimpatri). "Sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto", aveva commentato a stretto giro il ministro Matteo Salvini. Le perquisizioni sono scattate all'alba di venerdì 13 febbraio nel reparto malattie infettive, poi nelle case dei medici indagati, il cui numero potrebbe aumentare. Sono stati sequestrati documenti, computer e cellulari, nell'ambito di un fascicolo di indagine per falso ideologico. Donzelli: "Oltre ai giudici, anche medici ideologizzati"L'inchiesta ha suscitato commenti politici duri da parte di esponenti del governo, Lega e Fratelli d'Italia in testa. "Oltre ai magistrati, anche i medici ideologizzati", le parole di Giovanni Donzelli, responsabile dell'organizzazione di FdI, che parla di un vero e proprio "schema per liberare i migranti che dovevano essere espulsi". "Se quanto ipotizzato dai Pm si rivelasse vero, questa sarebbe una notizia vergognosa. È impensabile - scrive Donzelli - che alcuni medici firmino dei certificati, falsificandoli, solamente a scopo ideologico. Se un migrante deve essere rimpatriato ed è nelle condizioni di poter essere detenuto in un Cpr in attesa dell’espulsione, non è ammissibile che si facciano "carte false" per scongiurare il rimpatrio. Oltre a parte della magistratura politicizzata l’Italia non può permettersi anche i medici ideologizzati".Sulla stessa linea il leghista Nicola Molteni: "Il fronte politico 'No Cpr' arruola anche i nuovi "obiettori sanitari" nemici dei rimpatri dei clandestini. Una rete di medici politicizzati e ideologizzati che bloccano i trattenimenti e le espulsioni dei clandestini con certificati sanitari che decretano l'inidoneità alla vita di comunità nei Cpr - accusa - vanificando di fatto l'allontanamento e sabotando il rimpatrio del migrante pericoloso, con precedenti penali e irregolare".Poi la proposta: "Con il nuovo ddl migranti chiederemo che le visite mediche per i trattenimenti siano effettuate da medici militari e di polizia", annuncia il deputato del Carroccio.La solidarietà dei colleghiAlle esternazioni della maggioranza e alla stessa inchiesta hanno risposto numerose associazioni di categoria, l'Ordine dei medici e diversi esponenti dell'opposizione. "Siamo sanitari, non gangster", è uno degli striscioni esposti dai medici davanti all'ospedale di Ravenna durante un flash mob in risposta all'indagine cui hanno partecipato centinaia di persone.Il flash mob a Ravenna (foto Massimo Argnani)La Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) ha risposto con una petizione online dal titolo "la cura non è un reato", che ha già raccolto più di 25mila firme. L'associazione chiede "una presa di posizione ferma" da parte degli ordini dei medici "per difendere l'inviolabilità dell'atto medico da ogni ingerenza investigativa che pretenda di processare una diagnosi" e "l'intervento del Garante nazionale per arginare lo sviluppo di un clima inquisitorio".La Simm parla di un “attacco all'autonomia e alla deontologia medica non accettabile" e, sulle modalità di perquisizione che sarebbero state messe in atto verso i sanitari, denuncia: "Simili a quelle contro le organizzazioni criminali", che "umiliano il personale sanitario, distolgono risorse dalla cura dei pazienti e creano un clima di intimidazione". Cpr "luoghi patogeni"C'è poi il tema dei Cpr come "luoghi patogeni". Citando alcuni rapporti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, la Simm, insieme all'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e alla Rete Mai più lager - No ai Cpr, sottolinea come "la detenzione amministrativa delle persone migranti è una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi"."Il medico che certifica l'inidoneità agisce per prevenire un danno alla salute, in pieno adempimento del principio etico di non maleficenza", scrive la Simm. I medici "hanno il dovere di onorare l'articolo 32 del codice di deontologia medica", secondo cui "il medico tutela il minore, la vittima di qualsiasi abuso o violenza e la persona in condizioni di vulnerabilità o fragilità psico-fisica, sociale o civile in particolare quando ritiene che l'ambiente in cui vive non sia idoneo a proteggere la sua salute, la dignità e la qualità di vita".Lo scontro con Lepore sul nuovo CprLa polemica ha portato allo scontro frontale tra esponenti del governo e amministratori del centrosinistra in Emilia-Romagna, in particolare il presidente della regione, Michele De Pascale, e il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, sull'apertura di un nuovo Cpr nel capoluogo emiliano. Martedì 17 febbraio il governatore è stato contestato da un gruppo di attivisti durante un question time in assemblea legislativa, dopo aver affermato la "possibilità di riallacciare il dialogo” con il governo sulla scia di un confronto con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi."Emilia-Romagna ribelle, mai più Cpr, era nel programma", hanno gridato gli attivisti costringendo il presidente dell'Assemblea Maurizio Fabbri a sospendere la seduta. Nello stesso question time l'assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi, rispondendo alla consigliera dem Eleonora Proni, ha replicato alle parole di Salvini: "Le dichiarazioni di alcuni politici nazionali che hanno tirato in ballo licenziamento, radiazione e arresto, sono state inopportune dal momento che uno dei punti fermi del nostro sistema giudiziario è la presunzione di innocenza. Confermo la fiducia nel nostro Sistema sanitario regionale e nei confronti di questi professionisti posti davanti a una grande responsabilità nell'invio ai Cpr". Per il governatore De Pascale il tema è l'opportunità di affidare solamente ai sanitari la responsabilità della decisione: "Ai medici scarichiamo sulle spalle una responsabilità enorme, perché il medico fa una diagnosi su un quadro patologico, ma poi la responsabilità di liberare questa persona è dello Stato, non del medico. Ma la legge italiana prevede che una persona socialmente pericolosa che ha commesso reati e che era indirizzata al Cpr, se ha una patologia viene lasciata per strada". Una soluzione passerebbe quindi per una modifica al livello legislativo: "Correggiamo questa norma", è la proposta che arriva dal governatore.Come funzionano le visite di idoneità per i migrantiPrima dell’ingresso effettivo nel Cpr, la persona deve essere sottoposta a una valutazione sanitaria. A livello europeo, diverse direttive hanno affermato che il trattenimento - che rappresenta una forma di detenzione amministrativa, cioè non penale, ma comunque incidente sulla libertà personale - deve svolgersi in condizioni umane e che deve essere garantita l'assistenza sanitaria necessaria, con particolare attenzione alle persone vulnerabili. La visita medica di idoneità ha quindi la funzione di verificare se la persona possa essere trattenuta in una struttura con assistenza sanitaria di base. Il medico valuta se vi siano condizioni incompatibili con la permanenza nel Cpr, come malattie infettive che richiedano isolamento, patologie croniche gravi che necessitino di cure specialistiche continuative, disturbi psichiatrici significativi o situazioni di particolare vulnerabilità. Se emergono condizioni che non possono essere adeguatamente gestite all’interno del centro, il trattenimento non dovrebbe essere disposto oppure, se già in corso, dovrebbe cessare. Il controllo giurisdizionale costituisce poi un ulteriore momento di garanzia. In sede di convalida, il giudice verifica non solo la legittimità formale del provvedimento, ma anche la sussistenza dei presupposti sostanziali, inclusa la compatibilità delle condizioni di salute con la detenzione. Inoltre, durante la permanenza nel Cpr, qualora sopravvengano gravi problemi sanitari, è possibile chiedere la revoca della misura. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha più volte affermato che il trattenimento di una persona in condizioni di salute incompatibili con il contesto detentivo può integrare una violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti. In questo quadro, la visita medica preventiva non è un passaggio formale, ma rappresenta uno strumento essenziale di tutela: serve a garantire che l’esercizio del potere di trattenimento, pur legittimo nei casi previsti dalla legge, non si traduca in una compressione indebita del diritto alla salute e della dignità della persona.